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Festival Verdi all'IIC: "Rigoletto"

Data:

07/02/2018


Festival Verdi all'IIC:

Inauguriamo questa sera le cinque puntate del roadshow del Festival Verdi ad Oslo, con la proiezione dell'opera Rigoletto alla presenza della dott.ssa Anna Maria Meo, Direttore Generale della Fondazione Teatro Regio, che fara' una presentazione sul Festival Verdi. 

Nell'arco del 2018, proietteremo altre quattro opere verdiane prodotte e prescelte dal Festival: La forza del destino; Macbeth; Nabucco e Aida.

Il Festival Verdi è il primo festival internazionale dedicato esclusivamente allo studio e alla produzione delle opere di Giuseppe Verdi, compositore più rappresentato al mondo e prestigioso ambasciatore della cultura italiana. Il Festival Verdi si svolge tutti gli anni intorno al 10 ottobre, giorno del compleanno del Maestro, e trova la sua naturale ambientazione tra il Teatro Regio di Parma e le 'terre verdiane', con i tesori di Busseto e Sant'Agata-il Teatro Verdi, il Museo Casa Barezzi, la Casa natale di Verdi alle Roncole e Villa Sant'Agata. Sin dal 1913, primo del centenario della nascita del compositore, Parma e Busseto hanno festeggiato il Maestro con la direzione di Cleofonte Campanini e del già leggendario Arturo Toscanini.

Il Festival Verdi è stato inagurato nel 2001, nel centenario della morte, e da allora straordinari interpreti ne sono stati protagonisti, ricordando tra i direttori: Bruno Bartoletti, Riccardo Chailly, Daniele Gatti, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Daniel Oren, Antonio Pappano, Yuri Temirkanov; e tra i registi: Hugo De Ana, Dante Ferretti, Peter Greenaway, Denis Krief, Pier’Alli, Pier Luigi Pizzi, Stefano Poda, Pier Luigi Samaritani, Graham Vick.

L'edizione 2016 del Festival Verdi ha segnato l'avvio di una nuova tendenza. Il Teatro ha intrapreso un grande investimento, articolato su due diversi fronti: in primo luogo l'aumento delle nuove produzioni e la riapertura di una location spettacolare come il Teatro Farnese. Un altro elemento importante che ha segnato la nuova tendenza del Festival Verdi è la rinnovata attenzione ai giovani interpreti verdiani di talento, cui viene offerta l'opportunità di esibirsi sulle scene del Teatro Verdi a Busseto. Per realizzare questo progetto di rilancio si sta dando grande rilievo alle azioni di promozione internazionale e si è tra l'altro intrapreso un roadshow per la presentazione del Festival Verdi 2017 in molte capitali europee ed extraeuropee, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e con il tour operator del Festival. In questo modo è stato possibile portare il Festival Verdi anche ad Oslo.

L’edizione 2018 del Festival Verdi si svolgerà dal 27 settembre al 21 ottobre. In scena a Parma tre nuovi allestimenti Macbeth, Le Trouvère, Attila e a Busseto la produzione del Teatro Regio di Parma di Un giorno di regno.

* * *

Rigoletto 

Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo

La rappresentazione dell'opera verdiana Rigoletto che proiettiamo questa sera all'IIC, è andata in scena al Festival Verdi al Teatro Regio di Parma nel 2008.

“Rappresentare Rigoletto - spiega il regista Stefano Vizoli - è una sfida. Per me è un’opera di solitudini. A cominciare dalla figura del buffone. Si capisce che cosa poteva attrarre Verdi in questo personaggio e che cosa spingeva il musicista ad accostarlo alle figure del grande teatro shakesperiano. A mio parere, Rigoletto vive una scissione dentro di sè, una condizione schizofrenica. Da una parte è la conseguenza estrema di una corte corrotta, ma dall’altra è un padre, caratterizzato da un amore divorante ed egoistico. Nemmeno il Duca sfugge alla solitudine, perchè non si accorge che gli basta vivere la condizione di Don Giovanni per seminare la distruzione attorno a sé. E Gilda muore due volte, uccisa dall’amore e dall’egoismo. Trovo molto interessante – prosegue Vizioli - che il mio spettacolo possa avvalersi di alcuni suggerimenti visivi, per quanto riguarda le scene e i costumi, in questa occasione ripresi e ripensati da Alessandro Ciammarughi. Sono cresciuto alla scuola di Samaritani che considero uno dei grandi maestri della più nobile tradizione teatrale italiana”.

Personaggi Interpreti

Il duca FRANCESCO DEMURO
Rigoletto LEO NUCCI
GEORGE GAGNIDZE (24, 26, 28)
Gilda DÉSIRÉE RANCATORE
NINO MACHAIDZE (9, 16, 20, 22, 26)
Sparafucile MARCO SPOTTI
Maddalena STEFANIE IRÁNYI
Giovanna KATARINA NIKOLIC
Il conte di Monterone ROBERTO TAGLIAVINI
Marullo ORAZIO MORI
Matteo Borsa MAURO BUFFOLI
Il conte di Ceprano EZIO MARIA TISI
La contessa di Ceprano SCILLA CRISTIANO
Un usciere di corte ALESSANDRO BIANCHINI
Un paggio SCILLA CRISTIANO

Cavalieri, dame, paggi, alabardieri

Maestro concertatore e direttore
MASSIMO ZANETTI

Regia
STEFANO VIZIOLI
Scene e costumi
PIERLUIGI SAMARITANI
ripresi a cura di ALESSANDRO CIAMMARUGHI

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Nuova produzione del Teatro Regio di Parma

Spettacolo con sopratitoli

* * *

Alessandro Taverna
Ma il Duca è solo
A colloquio con Stefano Vizioli

A scorrere le lettere di Verdi, dove si continua a parlare di “effetti” e “posizioni”, non c’è opera più di Rigoletto destinata ai registi...

Rappresentarla è una sfida, certo. Io vedo Rigoletto come un’opera di solitudini. A cominciare dalla figura del buffone. Si capisce che cosa poteva attrarre Verdi in questo personaggio e che cosa spingeva il musicista ad accostarlo alle figure del grande teatro shakesperiano. A mio parere, Rigoletto vive una scissione dentro di sè, una condizione schizofrenica. Da una parte è la conseguenza estrema di una corte corrotta, ma dall’altra è un padre, caratterizzato da un amore divorante e egoistico. Questa dicotomia è il punto nevralgico di tutta la lettura del personaggio.

Questa solitudine coinvolge anche gli altri personaggi?

Nemmeno il Duca sfugge alla solitudine, perchè non si accorge che gli basta vivere la condizione di Don Giovanni per seminare la distruzione attorno a sé. Lo fa quasi inconsapevolmente, come dimostra la leggerezza con cui si salva dalla morte alla fine dell’opera. La sua pratica da seduttore lo induce ad adottare atteggiamenti sempre diversi. È la sua libido che lo obbliga a sostenere tre comportamenti diversi a secondo di quale sia l’oggetto della sua concupiscenza. Lo vediamo nobile galante con la contessa di Ceprano e subito dopo lo ritroviamo in veste di studente amoroso e pieno di premure con Gilda, mentre si svela un cinico macho con Maddalena. Le tre donne assistono alla sua costante vittoria nel grande torneo della vita. E distruggendo la vita degli altri con questo slancio inconsapevole, il Duca non fa che accrescere la sua solitudine.

E la solitudine di Gilda?

È la solitudine di chi è vittima due volte. Si, Gilda è vittima di un raggiro che la rende, lei così giovane e innamorata, una donna offesa e ferita. Ma è vittima anche del perverso potere esercitato su di lei dal padre che, inconsciamente, ne segna persino la morte. Gilda muore due volte, uccisa dall’amore e dall’egoismo.

Tante solitudini non impediscono all’opera di dimostrare, fin dal primo quadro, un dinamismo scenico davvero impressionante...

Perché Rigoletto è anche, a suo modo, un’opera per così dire circolare. È un melodramma permeato da un fatalismo onnipresente già dalle prime battute del preludio. Non è forse un’eterna storia quella del Duca e delle sue seduzioni? E le tre donne non sono forse l’aspetto di un unico femminino cui sempre si tende e mai si raggiunge? Santa o puttana, ci sarà sempre un uomo di potere pronto a sedurre la donna, a conquistarla, per poi gettarla via. L’opera vede all’inizio una figura paterna offesa e ferita, Monterone, la stessa sorte, sia pure ad un livello sociale e etico differente, toccherà a Rigoletto. Si inizia e si termina con la morte morale di un padre ucciso negli affetti più sacri e inviolabili. Così il cerchio si chiude.

Ma come raffigurare questo mondo?

Gli ambienti prescelti sono caratterizzati da pochissimi elementi decorativi: si vedranno tre letti, uno per scena, il letto sfarzoso e ricolmo di broccati del duca, il bianco e asettico nido di Gilda, il pagliericcio sfrontato di Maddalena. È come una specie di filo rosso, a rilevare un’unica visione della vicenda dove, sia pure passando attraverso diversi colori e tinte drammatiche, non cambia il suo assunto e il suo significato più profondo.

Nel suo lavoro quanto resta ancora viva la lezione di Pierluigi Samaritani?

Per quanto mi riguarda, Samaritani conosceva meglio di chiunque altro quel mestiere nel disegnare scene e costumi con cui ha saputo preservare e rinnovare una grande tradizione del teatro italiano. Il Rigoletto per il Teatro Regio di Parma era un allestimento tanto complesso dal punto scenico, da obbligare Samaritani a cercare una soluzione visiva diversa per il secondo atto. Ma la morte, sopraggiunta all’improvviso gli ha impedito di poter sincerarsi della bontà della nuova soluzione, di cui non era comunque persuaso, fin dalla fase progettuale. Trovo interessante che il mio spettacolo possa avvalersi di alcuni suggerimenti visivi, per quanto riguarda le scene e i costumi, in questa occasione ripresi e ripensati da Alessandro Ciammarughi. Ma il teatro non potrebbe vivere solo di questo. È vero: sono cresciuto alla scuola di Samaritani come ogni giovane che va alla bottega di un maestro per imparare il mestiere. E così ho cessato di essere un suo assistente nel momento in cui ho preso coscienza di essere un regista.

Informazioni

Data: Mer 7 Feb 2018

Orario: Alle 18:30

Organizzato da : IIC Oslo

In collaborazione con : FestivalVardi

Ingresso : Libero


Luogo:

IIC Oslo, Oscarsgt. 56

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